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Cosa succederebbe se esplodessero i Campi Flegrei?

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I Campi Flegrei sono sempre monitorati, specie in questi ultimi mesi, per continue scosse sismiche che hanno creato non poco panico fra le popolazioni. Questo raggruppamento vulcanico è conosciuto per la sua trascorsa distruttiva attività eruttiva e per le sue caldere.

Infatti, migliaia di anni fa i Campi Flegrei sono stati testimoni di vasti fenomeni eruttivi di grande intensità, per gli uomini di scienza, comunque, non si può asserire di calamitosi eruttamenti nello scenario attuale.

Si tratta di un supervulcano molto pericoloso che se esplodesse avrebbe la forza di distruggere non solo Pozzuoli e il suo territorio circonvicino ma avrebbe effetti negativi altrove per le ceneri vulcaniche emesse nell’aria.

L’episodio tellurico di magnitudo 4.2 che è accaduto nei Campi Flegrei il 27 settembre, ha fomentato il panico di una congetturata emissione del supervulcano.

Oggi l’artista italiano Francesco Guadagnuolo ha voluto dare una transreale visione pittorica interpretando una presumibile esplosione del supervulcano dei Campi Flegrei. L’artista, per la sua ansia di conoscenza, ha voluto azzardarsi nella geodinamica, laddove è possibile rivelare eventi sismici di origine vulcanica. 

Nell’epoca attuale non siamo in grado anticipare le uscite improvvise vulcaniche tuttavia ci sono delle indicazioni anticipatorie, che fanno pensare il risveglio del dinamismo eruttivo.

Sono svariati esempi di analisi di criteri per controllare la condizione di un vulcano, appaiono: la crescita delle fumarole, l’alterazione della superficie terrestre e le oscillazioni del vulcano stesso.

I critici hanno osservato che nel dipinto creato da Guadagnuolo, con un’eruzione vulcanica in atto, il cielo è costituito da una gradazione rosso-aranciato che di solito non si vede, esso viene associato da un impulso dell’uomo in uno stato d’inquietudine.  Tutta l’opera è resa con colori attivi caldi carichi di vigore, cogliendo dall’eruzione il momento spaventosamente deleterio per convertire una criticità tellurica in energia eruttiva.

Dal rappresentato compaiano fumi eruttivi e immaginarie gittate di lapilli; osservando l’opera vedremo le sembianze di una testa capovolta, a dir poco inquietante, che si leva in forma sintomatica. con una furia potente. dalla bocca superiore del vasto cratere; mentre spaccature poste inferiormente, con incastonati mosaici, sviluppano agglomerati di gas e polvere incandescente, che va lungo lo scoscendimento vulcanico e diventano linguaggio della violenza devastatrice del paesaggio.

Infatti, nella parte sottostante si vedono rami di alberi incastonati in una suggestiva rappresentazione della natura. Lo scenario s’affaccia come trasfigurato, in una natura di apparizione tremenda, dove viene spazzato via dalla veemenza sterminatrice del vulcano che s’immedesima nella supremazia sull’uomo.

Questo dipinto potrebbe essere di studio per il dinamismo eruttivo e può coadiuvare allo studio sulla consapevolezza del vulcano.  Inoltre, sarebbe forse utile alla previsione del pericolo vulcanico e per misurare la tenuta delle infrastrutture umane di difesa alla prontezza di un supervulcano come quello dei Campi Flegrei.

Fondamentale altresì la foggia psicologica, vale a dire la percezione dello sgomento e dell’effetto sulla popolazione nei confronti di una situazione così travolgente.

Con quest’opera Guadagnuolo ha voluto creare, evocando il passato e sviluppando nel presente, fra estetica e fragilità territoriale, cosa accadrebbe in un’ipotetica esplosione del supervulcano, seppur trasrealistica in ogni caso.

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